Servizi ed iniziative di promozione e cooperazione

Questo progetto, realizzato dalla Fondazione Sipec in collaborazione con l’Associazione Rio de Oro Gavardo, costituisce la necessaria prosecuzione del precedente progetto “Nascere nel deserto: formazione e assistenza neonatale nei campi profughi Saharawi” e intende fornire, oltre all’imprescindibile aggiornamento professionale del personale sanitario locale, nuovi elementi di formazione relativi alla stabilizzazione del neonato problematico, in preparazione al suo trasporto verso una struttura ospedaliera attrezzata a gestire l’emergenza.


L’Associazione Rio de Oro Gavardo Onlus ospita annualmente una quindicina di bambini disabili provenienti dai campi profughi saharawi e bisognosi di diagnosi e cure. Solitamente i bambini sono ospiti per il periodo estivo per poi rientrare nei campi dopo aver ricevuto le cure necessarie.
Sia le attività del progetto che l’ospitalità data ai bambini in Italia sono temporaneamente sospese. Marco Vaccaro, delegato per la comunicazione dell’Associazione Rio de Oro Gavardo, ci spiega cosa sta accadendo:
La pandemia causata dal nuovo coronavirus non ha purtroppo risparmiato nemmeno coloro i quali già vivevano in condizioni di isolamento e in una situazione precaria dal punto di vista socio-sanitario: la popolazione saharawi che abita nei cinque campi profughi collocati nel sud dell'Algeria. E ad avere la peggio sono ancora una volta anziani, bambini e soprattutto i bambini affetti da disabilità.
Un comunicato del 23 luglio scorso del Ministro della salute saharawi, Jira Bulahi Bad, conferma la presenza di quattro contagiati all'interno dei campi profughi e due decessi. Nella vicina città di Tindouf si contano 87 contagiati e un decesso, mentre nei territori occupati del Sahara Occidentale si sono verificati 10 contagi e un decesso. Chiaramente questi numeri si riferiscono solamente ai casi confermati e censiti tramite analisi sanitarie.
Il Ministero della gioventù e dello sport della Repubblica Araba Saharawi Democratica ha sospeso tutte le attività culturali, sportive e ricreative dal 28 luglio al 4 agosto come misura di contenimento del virus. Le risorse di cui la popolazione Saharawi dispone sono scarse anche in un contesto di "normalità" e l'attuale situazione emergenziale non ha di certo giovato ai 200mila esiliati che abitano gli accampamenti. I mesi che stiamo vivendo, per altro, sono i più difficili da sopportare a causa delle alte temperature che sfiorano i 50 gradi. Le uniche armi a disposizione per contrastare il virus sono la quarantena e l'utilizzo di gel e mascherine, spesso autoprodotte dal personale sanitario locale.
Molte associazioni di solidarietà con il popolo Saharawi, in particolar modo italiane e spagnole, si sono unite per dare vita e sostenere un progetto di accoglienza alternativa per tutti quei bambini che ormai da molti anni sono soliti trascorrere i mesi estivi presso questi paesi. Anche tale progetto tuttavia è stato sospeso, privando i ragazzi, seppur chiaramente per il loro bene, dell'unica attività di svago per cercare di far fronte a questi mesi così intensi.
Unendoci alla popolazione Saharawi e cercando di portare, per quanto possibile, il nostro aiuto e il nostro sostegno a distanza, vogliamo ricordare un proverbio molto comune tra la popolazione: "prima di ogni oasi c'è un deserto da affrontare".

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