Servizi ed iniziative di promozione e cooperazione

Progetto “Wash in School 36”

Il progetto prosegue nel cammino intrapreso, nel biennio 2018/2019, da Fondazione Sipec, ONG 4 Elementos e CeTamb LAB che ha portato al miglioramento delle condizioni igienico sanitarie in 12 scuole di Anapolis, in Brasile.

Ora, grazie all’intervento anche di Acque Bresciane, sarà possibile replicare gli interventi in altre 36 scuole (12 all’anno) realizzando un ponte fra Brescia e il Brasile in nome di una risorsa scarsa e strategica come l’acqua. Il 25% della popolazione mondiale si trova già oggi in una condizione di stress idrico, ovvero con concreta difficoltà – se non impossibilità – a utilizzare acqua di qualità. Questo nonostante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite abbia dichiarato l’accesso all’acqua pulita e sicura un diritto essenziale per la vita e per la dignità umana, fin dal 2010.

L’obiettivo del progetto è garantire l'accesso all’acqua potabile sicura e di qualità e migliorare le condizioni igienico-sanitarie per gli studenti delle scuole coinvolte.

Verranno realizzate diverse attività, tra le quali:

  • Valutazione delle condizioni dell’acqua nelle scuole tramite analisi microbiologiche;
  • Sviluppo di un’app finalizzata al monitoraggio della vita utile dei filtri dell’acqua;
  • Azioni per il miglioramento dei servizi wash (acronimo di Water, Sanitation and Hygiene) come ad esempio cambi di rubinetti, serbatoi, installazione dispenser di sapone, ristrutturazione delle toilettes;
  • Promozione, tramite corsi di formazione a studenti e docenti, di buone pratiche igienico-sanitarie in materia Wash;
  • Creazione di fumetti da distribuire nelle scuole per aiutare anche i più piccoli nella comprensione di alcuni concetti relativi all’importanza delle corrette pratiche igieniche;
  • Recupero di tre sorgenti da realizzare tramite pulizia delle sedi e piantumazione di 1.500 alberi autoctoni;
  • Realizzazione di una pubblicazione divulgativa al termine delle attività di progetto.

Fra i partner dell’iniziativa, oltre alla ONG 4 Elementos, la Prefettura di Anapolis, il laboratorio Cetamb LAB dell’Università degli Studi di Brescia, lo Studio architectura Viva, l’Università statale di Goias, Istituto Federale di Goiás, il sindacato dei metallurgici di Anapolis e Aqualit saneamento.

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Progetto “Convivere in armonia. Centro diurno Santa Dorotea in Albania”.

Il progetto, avviato alla fine del 2020 con la collaborazione dell’Istituto Suore Maestre di Santa Dorotea e il prezioso sostegno della Consulta per la Cooperazione e la Pace del Comune di Brescia, di OMSI Trasmissioni SpA e del Fondo Filippini di Fondazione Comunità Bresciana, si pone l’obiettivo di offrire uno spazio educativo, formativo e ricreativo a minori, giovani e donne della città di Burrel e dar vita ad un luogo dove si può convivere in armonia e serenità, in clima di amicizia, nel pieno rispetto di ciò che si è, e dove ogni persona si senta accolta e valorizzata senza subire alcun tipo di discriminazione.

A Burrel la maggioranza della popolazione è musulmana, ma vi vivono anche cattolici e tante famiglie egjyptiane (zingari di origine egiziana). La povertà è diffusa e le possibilità per i ragazzi di studiare ed essere adeguatamente seguiti sono poche. Molti si danno alla delinquenza già da bambini, soprattutto le ragazze all’età di 11-12 anni abbandonano la scuola e a 15-16 anni si sposano. Alcune giovani donne, già madri di famiglia, non sanno né leggere né scrivere: sono incapaci di gestire una casa e di crescere i loro figli con serenità.

In un contesto di estrema povertà la diversità culturale e religiosa rischia di diventare strumento per alimentare scontri e malcontenti il cui prezzo, solitamente, è purtroppo pagato dai più poveri. Ma la diversità, se unita alla tolleranza, diviene una preziosa ricchezza. Come dice Papa Francesco:

La pacifica convivenza tra cittadini appartenenti a religioni diverse è una strada concretamente percorribile che produce armonia e libera le migliori forze e la creatività di un intero popolo, trasformando la semplice convivenza in vera collaborazione e fratellanza… (…) essa inoltre favorisce lo sviluppo di cammini spirituali autentici e diventa un valido esempio a cui guardare con interesse per costruire una pace duratura, fondata sul rispetto della dignità e della persona umana”.

Verranno realizzate diverse attività, tra le quali:

  • Sostegno scolastico a circa 60 bambini e ragazzi di età compresa tra i 6 e i 14 anni di età tramite l’impiego di educatrici abilitate.
  • Realizzazione di corsi di chitarra per bambini e ragazzi.
  • Realizzazione di corsi di pittura/bricolage per bambini dai 6 agli 8 anni per dar vita ad un primo approccio all’espressione artistica.
  • Realizzazione di un corso di cucito per le donne in difficoltà della città. Il corso permetterà di integrare il limitato reddito famigliare grazie alla vendita dei prodotti da loro realizzati.

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Progetto di sviluppo agricolo nella Repubblica del Benin

Il progetto, iniziato nei primi mesi del 2020, ha come obiettivo la riduzione della povertà e il miglioramento del livello di vita delle fasce più disagiate della comunità di Djidja, nel dipartimento di Zou, Repubblica del Benin.

Il Benin è uno dei paesi più poveri del mondo: più del 30% della sua popolazione vive al di sotto della soglia di povertà e secondo l’Indice di Sviluppo Umano delle Nazioni Unite, un terzo di essa vive con meno di 1,25 dollari al giorno.

Partendo dalla premessa che gli studi dimostrano che l'agroalimentare è uno dei fattori chiave per lo sviluppo umano e che l'autosufficienza alimentare rimane il fondamento del benessere della persona umana, si vogliono promuovere attività di sviluppo agricolo che coinvolgano direttamente anziani e donne (le fasce più marginali della società).

Il progetto consiste nella realizzazione di un frutteto e di un orto che produrranno frutta e verdura (principalmente papaya, agrumi, avocado, banani, guaiave, mango, cocco, lattuga, cavoli, cetrioli, carote, fagiolini, peperoni, pomodori, cipolle e angurie) inizialmente destinate all’autoconsumo. In un secondo tempo (dopo circa 7 anni necessari perché la produzione diventi sufficiente) si realizzerà una prima trasformazione agro-alimentare.

Sia frutteto che orto beneficeranno della costruzione di un pozzo che fornirà acqua necessaria alle colture.

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Rinascere nel deserto: formazione per l’assistenza del neonato critico nei campi profughi Saharawi

L’obiettivo di questo progetto, naturale continuazione delle attività del precedente progetto “Nascere nel deserto”, è affrontare due problematiche presenti nei campi profughi saharawi:

  1. l’alta incidenza di ritardi psico-motori e paralisi celebrali infantili causati da scarsa assistenza al parto e l’impossibilità di un trasporto sicuro all’ospedale in caso di complicanze;
  2. lo scarso equipaggiamento dei punti nascita nei campi profughi.

In caso di nascita di un neonato con problematiche respiratorie nei “punti nascita” e nelle tende non risulta possibile effettuare una corretta e necessaria stabilizzazione prima del trasferimento in ospedale. I neonati problematici vengono trasferiti, in condizioni talvolta estremamente critiche dal punto di vista respiratorio, fino all’Ospedale di Tindouf che è il più vicino ospedale algerino dotato di un reparto in grado di far fronte alle emergenze pediatriche. Il bambino, subito dopo la nascita, viene avvolto in una coperta e trasportato in braccio più in fretta possibile all'ospedale. Il lungo trasporto in critiche condizioni (freddo, continui sobbalzi, mancanza di ossigeno prolungata) ha come conseguenza, troppo spesso, gravi problemi neurologici con importanti esiti (ritardi psico-motori, paralisi celebrali infantili, epilessia).

Nel mese di febbraio 2020 è stata realizzata una missione formativa nei campi che ha permesso la formazione di 52 persone (ostetriche, medici e infermieri pediatrici). 42 persone hanno beneficiato di un doveroso aggiornamento e approfondimento delle conoscenze già acquisite nei corsi di formazione neonatale realizzati l’anno precedente nell’ambito del progetto “Nascere nel deserto”. 10 persone hanno invece frequentato un “corso avanzato” finalizzato alla stabilizzazione del neonato critico e preparazione al suo trasporto presso l’ospedale attrezzato più vicino.

Il progetto ha ottenuto il cofinanziamento della Consulta per la cooperazione e la pace del Comune di Brescia.

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Nascere nel deserto: formazione e assistenza neonatale nei campi profughi saharawi

Il progetto si è concluso nell’autunno del 2019. Sono 173.000 i rifugiati saharawi che si misurano ogni giorno con durissime condizioni di vita, in un ambiente ostile e privo di risorse. Le strutture sanitarie non sono dotate di sufficiente personale specializzato ed accade che le emergenze in occasione del parto non siano adeguatamente affrontate, con gravi conseguenze per la salute dei bambini. Fondazione Sipec e Associazione Rio de Oro Gavardo Onlus, con il prezioso aiuto di Fondazione Museke e Consulta per la cooperazione e la pace del Comune di Brescia, hanno realizzato questo progetto con l’obiettivo di ridurre la mortalità perinatale e i danni permanenti nei bambini saharawi migliorando la formazione del personale infermieristico ed ostetrico. Sono stati formati 14 studenti della scuola per ostetriche e 41 ostetriche operanti nelle strutture sanitarie locali.

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